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“Zelda: Symphony of the Goddesses” approda in Italia

Il videogioco può essere considerato una forma d’arte?

Il tema è da ormai un decennio oggetto di acceso dibattito specialmente tra gli hardcore gamers, cioè lo zoccolo duro dei videogiocatori, gli irriducibili informati che vivono il gioco come una passione e non come un saltuario passatempo.
La questione è controversa, sia per la palese difficoltà del discernere cos’è arte da cosa non lo è, sia per l’eterogeneità che caratterizza il media videoludico.

Ciò che è fuori da ogni dubbio è che il videogioco già da tempo non rappresenta più un mercato circoscritto, né per target d’età né tantomeno per limitatezza degli strumenti espressivi; è anzi, dal punto di vista degli indotti e degli investimenti, un mercato del tutto comparabile con quello cinematografico, per quanto quest’ultimo sia certamente un media con una storia più consolidata, e ad oggi più maturo.

All’interno di questo contesto così variegato, The Legend of Zelda è una delle risposte più forti da parte di chi sostiene che il videogioco in taluni casi raggiunga un vero valore artistico.
La saga nacque nel 1986 per il NES, la prima storica console casalinga di Nintendo, per mano di Shigeru Miyamoto, una delle menti più visionarie e brillanti nella storia del media videoludico. Un uomo che per intenderci, nel 2006 veniva eletto dal TIME al primo posto nella classifica mondiale dei 100 uomini più influenti dell’anno.

Da allora una serie di successi di pubblico e critica che ancora oggi non vede flessioni: nel 1991 il terzo episodio venne eletto come miglior gioco fino ad allora mai sviluppato, e il trono gli fu rubato solo nel 1998 da Ocarina of Time, un’altro Zelda (ancora oggi considerato il più grande videogioco mai creato).

Nel corso degli anni, Zelda è un brand non sono osannato dalla critica del settore, ma che è entrato a far parte della cultura di massa, e specialmente in Giappone nutre una schiera foltissima di appassionati.

La saga ha da sempre mostrato un’impareggiabile capacità di rinnovarsi, con una timeline complessa e una trama sempre ridotta all’osso; le sue peculiarità sono da sempre atmosfere liriche, elementi mitologici ripresi da diverse culture del mondo, pieno coinvolgimento, colonne sonore ricercate ed emotive.
Ed è proprio su queste che si basa l’evento “Zelda: Symphony of the Goddesses“. Il concerto riprende tutte le principali colonne sonore originali, con un’orchestra e un coro di 90 elementi, mentre su grande schermo vengono proiettate immagini evocative che ripercorrono la storia di quasi 30 anni di saga.

Lo spettacolo arriva per la prima volta in Italia, al Teatro degli Arcimboldi di Milano, dopo una lunga serie di sold out nei più importanti teatri del mondo. Roba del calibro del Madison Square Garden di New York, il Palais des Congres di Parigi, l’Hammersmith Apollo di Londra, o ancora l’Auditorio Nacional di Città del Messico, il Greek Theatre di Los Angeles…

L’evento, in programma per Venerdì 24 Aprile, si preannuncia uno spettacolo di grande attrattiva, i cui contenuti emozionali si prevede richiameranno pubblico da tutta Italia e dall’estero.
Un appuntamento immancabile per tutti i fans della serie.

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