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Il Carnevale estivo di Bosa e le altre feste dell’entroterra sardo

Vi abbiamo già parlato questo inverno di Karrasegare Osinku, l’antico e sentito carnevale della tradizione bosana, nel cuore della Sardegna.
La festa scava le sue radici nel folklore dell’entroterra sardo, casa di culture millenarie che si sono preservate nel tempo, a volte modernizzate, ma senza mai perdere i loro significati. Feste legate alla terra che le culla da sempre, spesso basate su leggende drammatiche che con il passare del tempo sono rimaste, ma trasformate, mescolando antiche storie in occasioni di far festa.
È proprio il caso del Carnevale di Bosa, che ogni anno non si limita all’appuntamento con il carnevale tradizionale, bensì torna sempre prima di ferragosto, in una versione estiva più colorata e forse anche più festaiola di quella invernale.
Bosa questo venerdì si è riempita di giovani (e non) locali e di turisti arrivati per la fama dei festeggiamenti bosani, tra maschere più o meno elaborate, e i costumi della tradizione sarda, che ricordano tra un brindisi e l’altro la nascita e lo sviluppo di una terra nata sull’agricoltura e sulla caccia.
A farla da padrone come sempre la musica e il vino (ma anche la birra, per non parlare della deliziosa Malvasia bosana) che ha gettato la città in un caos festaiolo che si è protratto fino a tarda notte, riversandosi dalle vie del centro alle discoteche appena fuori.
La versione estiva di Karrasegare Osinku, patrocinata dal Comune di Bosa, è una delle più evidenti espressioni delle feste che nell’entroterra dell’isola uniscono tradizione antica e festeggiamenti moderni. Ma non è l’unica. Anche le sagre delle eccellenze isolane come il cinghiale e il maialetto, lo Jerzu Music & Wine Festival che ieri notte ha riversato nel paese mezza Cagliari, le sfilate di maschere, sono grandi richiami per i turisti e coinvolgono tutta l’isola da Stintino in giù.
L’obiettivo più ambizioso è quello di far conoscere la Sardegna ai turisti non solo per la bellezza senza paragoni delle sue coste, ma anche di valorizzare lo straordinario patrimonio a 360 gradi dell’entroterra, sconosciuto ai più e spesso ai sardi stessi.
Che la strada sia quella giusta?

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