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Mostra fotografica di Valentina Tamborra

Mostra fotografica di Valentina Tamborra

Se amate la fotografia non perdetevi  la mostra fotografica di Valentina Tamborra a Milano aperta dal 13 ottobre al 5 novembre.

Valentina Tamborra, nasce nel 1983 a Milano, dove attualmente vive e lavora.
Si occupa principalmente di reportage e ritrattistica e nel suo lavoro ama mescolare la narrazione all’immagine. Nel 2012, ha realizzato la documentazione fotografica dell’allestimento della mostra presentata Palazzo Incontro (Roma) dedicata a Valentina (Valentina Movie) del fumettista Guido Crepax.
Ha documentato, nel 2014, il progetto “Ti aspetto fuori” di Matteo “BruceKetta” Iuliani in collaborazione con Salvo Spoto e Carlo Negri. Per l’occasione ha seguito i detenuti del carcere di massima sicurezza di Opera in un laboratorio teatrale che ha visto la nascita di uno spettacolo presentato a Zelig.
Doppia Luce è il suo primo grande progetto personale.

« … Quello che avviene durante gli scatti dedicati al progetto Doppia Luce è una sorta di stregoneria gentile… » Cecilia Resio

Dalla metà dell’800 poche cose hanno avuto la capacità di mutare senso ed uso come la fotografia. La sua storia corre appunto nel racconto storico, nella sociologia di un mondo che cominciava a cambiare velocemente, come le macchine. Fotografiche e non. Passa dall’essere stupore e diavoleria a medium a tutti gli effetti, corroborato da studi accademici, professionali e miliardi di scatti. La vita del media contemporaneo non esisterebbe senza. Il suo grafico è sempre stato in salita, fino ad oggi dove la gente si mette in posa nel nulla estetico e valoriale, trasformando tutto in Selfie e assenza pura, scoraggiante.
Ecco, l’unica traccia del DNA della fotografia in questa mutazione sta proprio nel suo essere reale nella presenza ma vuota del contenuto vitale, ucciso dalla reiterazione all’infinito come una riedizione del castigo di Sisifo in chiave moderna.
Più in generale condivido chi la definisce un’autentica bugia, una bugia sincera.
Roland Barthes è molto chiaro in proposito: “.. Chiamo «referente fotografico», non già la cosa facoltativamente reale a cui rimanda un’immagine o un segno, bensì la cosa necessariamente reale che è stata posta dinanzi all’obbiettivo, senza cui non vi sarebbe fotografia alcuna…”

Qui si inserisce il lavoro di Valentina Tamborra ed il perché la Galleria abbia deciso di ospitarla: non siamo davanti all’ennesima infilata di ritratti perché lei non vuole solo raccontare, vuole
conoscere e, secondo me, riesce a coinvolgere le persone che sceglie in un’originale rappresentazione del rapporto tra identità individuale e collettiva, creando una cosa molto cara al nostro lavoro: appartenenza nel mondo reale. Ha ribaltato le carte.

Dato che l’indipendenza della fotografia da manipolazioni fisiche e ideologiche è ormai una chimera come l’ingannevole natura veritiera del medium, in questi scatti si intravede, invece, il progetto. Come dice Cecilia Resio: “…Doppia Luce di Valentina Tamborra è avanguardia, esperimento, piccola rivoluzione, ricerca… »
Dunque appare sensato e disarmante il piccolo testo scritto da Valentina per la sua mostra :
Doppia Luce è una scommessa.
Doppia Luce è un atto di fiducia.
Due persone – fotografo e soggetto. Due scatti. Due domande.
Si lavora su pellicola, in bianco e nero. Lo strumento: una Rolleiflex 2.8F.
Non c’è un set, non è un ritratto in studio.

CHI SEI?
COSA FAI?

Alla prima domanda risponderà il fotografo mostrandovi semplicemente ciò che già sapete: chi è la persona ritratta.
Ma l’identità è più che un nome ed un cognome, è più di un mestiere.
Ciò che siamo è ciò che facciamo?

Chiudiamo con una considerazione di Mario De Santis, presente anche nel catalogo:
“…C’è però qualcosa in più, se si vuole immaginare un senso, una metafora da questo lavoro e sta proprio nell’attività quasi sociale di Valentina Tamborra come fotografa, che è andata da ogni soggetto a proporre ed a raccontare gli altri soggetti fotografati. Quasi a creare un gruppo comune e questa rete di fotografa e di fotografati, il loro impasto comune nella grana del bianco e del nero richiama, metaforicamente, a quello che si spera sempre “al fine sarà” il progetto di tutti gli uomini e tutte le donne: costruire una futura comunità…”

Non resta che venire a trovarci….

Mario Giusti
Milano, 23 settembre 2016

DOPPIA LUCE
Artista: VALENTINA TAMBORRA fotografa
Galleria Mario Giusti HQ-HEADQUARTER – Via Cesare Correnti 14 Milano
13 ottobre/05 novembre- lu/ve 10.30-18.30 (orari differenti su appuntamento)
www.mariogiustihq.com – info@mariogiustihq.com

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