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L’Alba di Expo 2015

La storia delle esposizioni universali va indietro di oltre un secolo, in una lunga serie di eventi all’insegna della multiculturalità che hanno lasciato eredità immortali. Non a caso, quando nel 1889 Parigi celebrava il centenario dalla rivoluzione francese, nasceva anche una torre di ferro alta 300 metri che ora conosciamo come la Torre Eiffel.

Nel corso degli anni centinaia di paesi sono stati protagonisti di esposizioni legate a svariati temi, da Londra a New York, da Bruxelles alla stessa Milano, già nel 1906. Ogni volta occasioni uniche per le nazioni di porre sotto i riflettori le proprie eccellenze, farsi conoscere, aprirsi al cosmopolitismo e lanciare i propri prodotti nel mondo.

Oggi nasce Expo 2015, 109 anni da quella prima esposizione universale di Milano, e l’Italia ci riprova. Lo fa con il cibo, la più importante di tutte tra le eccellenze italiane, con uno slogan ambizioso Nutrire il Pianeta. Energia per la Vita, che forse stona un po’ con la natura degli sponsor scelti (McDonalds e Coca Cola).

Alla luce dei primi dati sono stati oltre 650mila i visitatori nel primo weekend. Una cifra ragguardevole, che è stata peraltro ben gestita a livello di trasporti e traffico. Il picco è stato nella giornata di sabato, poi un lieve calo la domenica a causa del clima non felicissimo.

Il 1 Maggio, giorno d’apertura, è stato un pullulare di emozioni, anche contrastanti. Dopotutto in Italia siamo sempre un po’ incapaci di godere di una festa senza costruirci da soli qualche controindicazione. In questi mesi di tutto e di più si è detto su Expo 2015, a partire dai gravi episodi di corruzione, alle (lecite) proteste e contro-argomentazioni. E sotto gli occhi di tutti è stata l’arretratezza dei lavori in vista della fantomatica apertura dell’esposizione.

Si potrebbe parlare a lungo dello squallore degli episodi di violenza che hanno sporcato il day one. Di una protesta portata avanti nel totale silenzio della parola che sfocia nella rabbia distruttiva di chi non sa come altro riempire il vuoto argomentativo.

Ma non c’è alcun bisogno di sentenziare condanne per una brutalità che già di per sé non fa altro che rafforzare le posizioni criticate. Perciò quello che rimane, e dovrà rimanere, sono la bellezza dell’inaugurazione, con le tre ore di concerto di uno straordinario Bocelli, le frecce tricolore, e i padiglioni dei vari paesi.

Da quello dell’Italia (a dire il vero ancora incompleto), all’originalità di quello del Qatar, così come il tema dei semi del padiglione della Malesia, quello del Brasile su cui ci si può arrampicare, quello della Thailandia con i suoi dragoni d’oro.

E ovviamente l’aspetto prettamente culinario, gli showcooking, il cioccolato, la pizza, gli hamburger, i tajine, i formaggi…

Un palcoscenico dei sapori radicato in un ambiente universale, in cui la cucina esperienziale di Massimo Bottura è solo una delle punte dell’iceberg in un mare di cultura, tradizioni, ed identità del tutto variegate.

La vera sfida sarà ora mantenere per tutti i sei mesi promesse e premesse, e sperare che l’Expo 2015 si rivelerà alla fine un punto di incontro e non di rottura.

 

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4 Comments on L’Alba di Expo 2015

  1. Bell’articolo, molto interessante. Scrivete tante curiosità e segnalate eventi molto buoni.

  2. Che spreco di soldi immenso. Una vergogna.

    • Martina Saiu // June 5, 2015 at 8:34 am // Reply

      Nonostante le polemiche e le cose che non vanno l’Expo è una grande manifestazione, poi ognuno può vedere la cosa dal proprio punto di vista, ovviamente!
      un saluto
      Martina

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