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Da Kirchner a Nolde: l’Espressionismo Tedesco a Genova

La chiamavano arte degenerata, il vergognoso abbandono di anni e anni di dogmi espressivi accademici. Per Guglielmo II, l’ultimo imperatore di Prussia, l’arte era solo quella che non usciva dai dettami onniscienti del Reich.

Certo non fu il solo a pensarla così, il Kaiser. Per tutta la durata del nazifascismo si continuò a parlare di arte degenerata, e quando non se ne parlava si bruciavano le opere di artisti ritenuti indegni di tal nome. Non è difficile intuire che il mettere a tacere l’espressività, anche solo estetica, sia il modo migliore per soffocare le dissidenze e l’autonomia di pensiero. In tanti l’hanno capito e sfruttato per propagande volte alla mortificazione degli individualismi, e regimi non sopravvissuti ai giudizi della storia.

È in questo contesto che albeggiano movimenti artistici come quello in mostra a Genova in questi giorni. L’espressionismo tedesco nasce agli albori del XX secolo in reazione ai totalitarismi dell’esperienza artistica che provarono a lungo a imbrigliare il gusto, e costituisce uno dei movimenti che hanno lasciato i solchi più profondi nel panorama dell’arte novecentesca.

Non è quindi un caso che la mostra sia stata fortemente pubblicizzata in occasione di RepIdee, l’evento di La Repubblica incentrato sul cambiamento di visione del mondo, di cui vi abbiamo parlato qualche giorno fa.

L’espressionismo tedesco è un movimento che si dirama in tante direzioni, cronologiche e stilistiche, ma si scinde in tre correnti principali: La Nuova Oggettività, resa celebre specialmente dall’estro di Otto Dix, Der Blaue Reiter (Il Cavaliere Azzurro) che annovera esponenti del calibro di Vassilj Kandinskij, e Die Brucke, “Il Ponte”, su cui si basa la mostra che attualmente presidia il Palazzo Ducale di Genova.

L’esposizione, curata da Magdalena Moeller del Brucke Museum di Berlino e in collaborazione con quest’ultimo, vanta circa 150 opere dei principali esponenti del movimento, sopravvissute allo sterminio liberticida dei quadri “degenerati” di quel periodo.

Die Brucke, il Ponte, prende forse il nome da Nietzsche quando affermava che l’arte doveva essere un ponte, e mai un fine, o forse semplicemente rappresentava lo strumento di collegamento tra la vecchia pittura neoromantica e quel nuovo modo di considerare l’espressione nell’arte. Fondato nel 1905 dall’amicizia tra Bleyl, Kirchner, Heckel e Schmidt-Rothluff, gli artisti che costituiscono l’ossatura dell’esposizione, il movimento fu estremamente fecondo fino al 1913, per poi disperdersi e naufragare in diverse direzioni personali.

Un ruolo particolare in mostra riveste Emil Nolde, lo straordinario pittore tedesco che così fortemente avrebbe influenzato a sua insaputa la cultura, la moda e il senso estetico moderni. La sua permanenza nel gruppo del Brucke durò pochissimi anni a causa delle profonde differenze, in primis d’età, ma lasciò un segno profondo in esso. In Nolde c’è infatti tutta la potenza del colore professata dal Brucke come reazione al grigiore dei dogmi del realismo imposti dal Reich, e in lui si riassumono tutti gli elementi del gruppo pur essendo “altra cosa” rispetto ad esso.

La mostra sorprende per l’uso aggressivo del colore che non vuole rappresentare ma colpire, ferire, offendere. Le varie sale approfondiscono in modo personale il vissuto pittorico, e non, degli esponenti del Brucke, e del loro rapporto, entusiasmante e profondo fin quando è durato, nostalgico e malinconico dopo il loro allontanamento.

 

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2 Comments on Da Kirchner a Nolde: l’Espressionismo Tedesco a Genova

  1. Ho visto il quadro Marcela una volta e mi ha stipito per i suoi colori per la sua carica e bellezza. Questo quadro è il mio preferito in assoluto e gli espressionisti meritano davvero!

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